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Le lesioni dello scheletro della mano sono molto comuni a causa dell’esposizione vulnerabile delle estremità nelle attività lavorative e sportive.

La perfezione di ogni singolo movimento della mano viene assolutamente modificata da una qualunque lesione ossea che comprometta l’integrità anatomica di falangi e metacarpi, non permettendo ai singoli muscoli di lavorare in modo sincrono lungo i propri assi.

Le fratture metacarpali (30% delle fratture a carico di polso e mano) comprendono:

  • frattura della base del metacarpo
  • frattura diafisaria
  • frattura del collo del metacarpo
  • frattura della testa del metacarpo

Le fratture a carico delle falangi (15% delle fratture a carico di polso e mano) possono essere comminute ed articolari e possono coinvolgere l’epifisi o la diafisi della falange stessa.

Le fratture metacarpali e falangee necessitano di una accurata valutazione dello specialista ortopedico che comprenda il tipo di frattura (aperta o chiusa), la localizzazione della frattura, la geometria (obliqua, trasversa, spiroide), il grado di scomposizione iniziale ed eventuali lesioni associate (nervose, tendinee, vascolari).

Le fratture dei metacarpi e delle falangi sono spesso fratture instabili e generalmente non sono adatte al trattamento conservativo in gesso o tutore. In particolare, per quanto riguarda le falangi, soltanto le fratture composte e quelle delle falangi distali delle dita vengono
trattate conservativamente.

Le fratture metacarpali sono trattate conservativamente solo in caso di fratture della base metacarpale, senza macroscopica scomposizione. L’intervento chirurgico può prevedere l’utilizzo di fili endomidollari, placche e viti per ridurre la scomposizione della frattura.

Le scomposizioni che causano accorciamento (< 2 mm) o flessione di metacarpi e falangi (<15° per II e III metacarpo, <40° per IV e V metacarpo) possono essere in parte tollerate e compensate nella globalità del movimento della mano. Al contrario, i difetti di rotazione (overlapping) sono sempre mal tollerati e, qualora presenti, costituiscono una indicazione all’intervento chirurgico.

In condizioni di normalità, a polso flesso e rilassato le dita puntano verso la regione del tubercolo dello scafoide. In caso di mal rotazione, il dito compromesso devia dalla sua normale direzione e tende a sovrapporsi al dito vicino.

La malrotazione può non essere visibile con l’estensione del dito, ma si evidenzia in flessione. Ogni grado di rotazione al metacarpo si traduce in 5 gradi di rotazione del polpastrello e 10 gradi di rotazione del polpastrello determinano un overlap digitale di circa 2cm.

Pertanto, nella scelta del trattamento da seguire è bene ricordare che un vizio di rotazione può determinare un deficit funzionale importante con impossibilità alla chiusura del pugno per sovrapposizione delle dita. Deformità apparentemente modeste possono instaurare deficit funzionali importanti fino all’esclusione funzionale dell’intero raggio digitale e all’interferenza con l’azione delle dita vicine.