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L’Oncologia Muscolo-Scheletrica o Ortopedica è la disciplina per la cura delle neoplasie primitive e secondarie dell’osso e delle parti molli. E’ una disciplina complessa, con una spiccata impronta tecnologica, che oltre al Chirurgo Ortopedico necessita spesso della collaborazione di numerosi colleghi sia in campo medico (Oncologo, Radioterapista, Medico Nucleare…) che chirurgico (Chirurgo Generale, Toracico, Vascolare, Neurochirurgo…).
Si avvale inoltre, dell’esperienza dell’Anatomo Patologo e del Medico Radiologo. L’insieme di tali competenze è fondamentale per garantire la multidisciplinarietà finalizzata al trattamento dei Pazienti Oncologici.

  • tumori pimitivi, benigni e maligni dell’osso;
  • tumori primitivi, benigni e maligni delle parti molli;
  • metastasi ossee;
  • localizzazioni scheletriche di tumori sistemici (mielosa, linfoma, ecc.).


Tumori primitivi delle ossa

I tumori primitivi maligni delle ossa sono molto rari, ma comprendono numerose varietà con caratteristiche diverse. I tipi più comuni sono anche i più aggressivi e colpiscono prevalentemente l’età giovanile. In Italia, l’incidenza dei tumori primitivi dell’osso si attesta intorno a 0,8-1 caso per 100.000 abitanti, quindi si calcola vi siano circa 500 nuovi casi di tumori maligni primitivi dell’osso per anno. Negli anni ’70 solo il 10% dei pazienti colpito da questo tipo di tumori sopravviveva e, nella totalità dei casi, doveva subire l’amputazione dell’arto colpito. Oggi, in 9 casi su 10 l’arto viene salvato e con un intervento chirurgico adeguato, può riprendere una buona funzionalità.
Il sintomo di esordio, in questo tipo di tumori, è il dolore, ingravescente, a riposo, notturno che, presentandosi in un adolescente attivo ed apparentemente sano, viene spesso attribuito ad un pregresso trauma. Al dolore segue poi una tumefazione (gonfiore) più o meno dolente. Unico dato di laboratorio, almeno all’inizio, è l’aumento delle fosfatasi alcaline.

L’esame radiologico tradizionale è la prima tecnica di imaging che viene utilizzata nel sospetto di un tumore osseo a cui segue poi la RMN con mezzo di contrasto che permette di valutare il coinvolgimento midollare dell’osso, l’infiltrazione dei tessuti molli circostanti e le skip metastases (piccole metastasi a distanza). La Tomografia Computerizzata (TC), la scintigrafia ossea e la Tomografia ad emissione di positroni (PET), completano il quadro diagnostico.

Metastasi ossee

Le metastasi ossee vanno considerate come un fenomeno importante nell’ambito della storia del cancro.

La metà dei tumori, infatti, evolve in metastasi e nella maggior parte dei casi sono coinvolti segmenti ossei importanti quali la colonna vertebrale, il collo del femore, la testa dell’omero.
Ma, soprattutto, va sottolineato che metastasi ossea significa dolore e, quindi, una grande compromissione della qualità della vita. Dal punto di vista clinico questo è il problema più difficile da affrontare per il medico. Come noto il dolore pregiudica notevolmente la qualità della vita della persona spesso costretta all’immobilità per le complicanze della malattia quali: le fratture patologiche e la compressione midollare dovuta a frattura vertebrale che, in molti casi, comporta danni neurologici gravissimi.

Le metastasi ossee compaiono nella storia naturale di vari tumori. In circa il 25% dei pazienti la diagnosi viene fatta prima dell’insorgenza dei sintomi con esami eseguiti per determinare il grado di diffusione del tumore primitivo. Nel restante 75% dei casi la diffusione della malattia alle ossa viene rilevata quando si verificano una serie di complicanze costituite da:

  • dolore
  • diminuzione della mobilità
  • fratture patologiche
  • compromissione del midollo spinale o di radici nervose
  • infiltrazione del midollo osseo
  • decadimento generale


Le complicanze ossee (scoperte magari per una frattura) sono responsabili dell’alto tasso di ospedalizzazione dei pazienti con tutte le conseguenze socio-economiche e sulla qualità di vita che possono derivarne.
Una diagnosi precoce ed un trattamento immediato delle metastasi ossee, sono fondamentali per prevenire queste complicanze e migliorare la qualità di vita del paziente.

Le ossa come bersaglio

Le ossa rappresentano un terreno particolarmente fertile per le cellule tumorali che vengono attratte da un microambiente favorevole al loro attecchimento. L’osso, infatti, è ricco di fattori in grado di favorire la crescita e la diffusione del tumore.
Secondo le ultime evidenze sperimentali le metastasi ossee sono dovute alla liberazione di una serie di sostanze, i mediatori, che richiamano le cellule tumorali metastatiche. Queste, a differenza di quanto si credeva fino a qualche tempo fa, non erodono direttamente l’osso ma stimolano gli osteoclasti, le cellule coinvolte nella fase del riassorbimento.
E’ con questa stimolazione mediata che il tumore inizia l’erosione, aprendo un varco alla “colonizzazione metastatica”, cioè alla moltiplicazione delle cellule tumorali.

Gli anziani: i nuovi pazienti

L’allungamento dell’età media per le donne e per gli uomini porta, soprattutto nel campo cardiovascolare ed oncologico, numerose ricadute.
Per quel che riguarda le metastasi ossee sono strettamente legati all’età il tumore del seno e quello della prostata. Nel cancro della prostata la collaborazione tra urologo, ortopedico oncologo ed oncologo clinico è oramai prassi consolidata. Una volta si aspettava che sopraggiungessero i sintomi, oggi, l’esperienza insegna che la terapia protettiva deve essere iniziata appena la patologia viene diagnosticata. Questo significa esami per controllarne l’eventuale evoluzione a livello osseo e lo studio delle possibili vie per affrontarlo e arginarlo. Il carcinoma della prostata si colloca al terzo posto fra tutti i tumori più frequenti al mondo ed è la sesta causa di mortalità oncologica nel maschio. Più del 70% di tutti i tumori della prostata vengono diagnosticati in uomini che hanno superato 65 anni di età.
Stesso discorso vale per la donna, il tumore al seno è la principale causa di morte oncologica per il sesso femminile, si calcola che entro pochi anni, una donna su sei sarà colpita da questa forma di cancro.

Come affrontare la patologia: la OrtoOncologia

Affrontare, dunque, una patologia così complessa come le lesioni oncologiche che colpiscono l’apparato muscoloscheletrico significa mettere in campo diverse specializzazioni. Da qui è nato un progetto, già collaudato in altri paesi, che intende affermare lo sviluppo di una disciplina scientifica specificatamente indirizzata al trattamento, non esclusivamente palliativo, degli eventi ossei al centro di questi processi patologici. Questo avviene con la creazione di un team specialistico multidisciplinare che attivi una gestione coordinata di queste problematiche.

Oggi, a differenza di quanto accadeva fino a pochi anni fa, grazie alle nuove tecniche diagnostiche e alle nuove terapie disponibili (chirurgiche, ma anche mediche) questa difficile patologia ossea viene affrontata e curata.
Nasce quindi una nuova competenza, intesa, da una parte, a riconoscere tempestivamente e a non sottovalutare i sintomi riportati dal paziente oncologico, dall’altra come possibilità di impiego degli approcci terapeutici individualizzati.
Il servizio di Oncologia Ortopedica si avvale di un team di specialisti integrato composto da chirurghi ortopedici di vasta esperienza nelle tecniche di trattamento delle lesioni oncologiche che colpiscono l’apparato muscoloscheletrico soprattutto nell’ambito del “Limb salvage”. Oncologi, patologi con grande esperienza di lesioni ossee. Tutto ciò completato da un servizio di imaging e riabilitazione di altissimo livello.

Dott.ssa Carmela Chinni
Specialista in Ortopedia e Traumatologia
Dirigente Medico di Ruolo presso Istituto Tumori IFO Polo Oncologico Roma