L’attività fisica quale prevenzione e cura dell’osteoporosi

È ormai ampiamente dimostrato che l’età media dell’individuo è, senza ombra di dubbio, decisamente aumentata. L’Italia ha la popolazione più longeva in Europa con una media di 76 anni per il sesso maschile e di 82 anni per quello femminile.
La “Terza Età” oggi rappresenta una fetta importante della popolazione alla quale è necessario dedicare la giusta attenzione per poter garantire uno stile di vita adeguato. Il problema che si pone è la non-corrispondenza tra mente e corpo, con livelli di vita socio-economici sempre più evoluti.

Con la miriade di sollecitazioni e di informazioni anche da parte dei “mass media” oggi l’anziano è un soggetto assai consapevole della propria realtà ed esigenze, ancora impegnato dal punto di vista lavorativo o comunque inserito nel contesto sociale o familiare nel quale ha un ruolo importante, per esempio, nella gestione quotidiana dei nipoti.
L’anziano è ancora in grado di condurre un autoveicolo e d’altra parte è sicuramente più esposto ai rischi di un ritmo di vita frenetico poiché la sua capacità di adattamento è minore rispetto a quella di un soggetto giovane.
I livelli di attenzione debbono essere mantenuti piuttosto alti (basti pensare alla guida di un autoveicolo in una grande città) anche se tutto questo è sicuramente molto stimolante per il cervello.
Ma l’aumento del livello socio economico porta anche sedentarietà e cattiva alimentazione.

Quest’ultima negli anni è diventata sempre più sofisticata e impoverita dei suoi contenuti essenziali e il fattore alimentare ha una grande importanza nel mantenimento di una corretta forma fisica in rapporto con l’età.
Un’ultima considerazione degna di nota è che spesso si arriva alla soglia della Terza Età e ci si accorge che il fisico non è poi così allenato come ci si aspetta o si scopre di essere affetti da una
patologia osteopenica od osteoporotica: il fenomeno molto frequentemente si osserva nella fascia adulta che va dai 25 ai 45-55 anni, fascia nella quale una rilevante frazione pratica il cosiddetto “low training”, ossia un’attività fisica moderata che non è utile all’organismo in quanto non provoca modificazioni su di esso ma che il soggetto ha l’illusione comunque di svolgere.

Per una buona prevenzione o per il mantenimento dei risultati raggiunti nella cura dell’o- DB04_Print 28/09/12 10:42 Pagina 5 steoporosi un punto fermo è rappresentato dall’esercizio fisico. Gli effetti benefici del movimento sono molteplici, anche perché la sedentarietà diminuisce le forze muscolari applicate all’osso e quindi lo scheletro riduce la sua mineralizzazione come adattamento. Ecco perché, per essere efficace, il movimento deve avvenire contro gravità (e non in acqua), come dimostra l’osteopenia a cui sono andati incontro gli astronauti dopo una prolungata assenza di peso o dalla differenza di densità ossea tra un atleta e un individuo sedentario.
Come i muscoli, anche le ossa si irrobustiscono con l’esercizio per i seguenti motivi: con il movimento, si genera una stimolazione meccanica dinamica che causa un effetto osteoblastico sull’osso; questo avviene perché i cristalli di calcio, sottoposti a tensione meccanica alternata, generano variazioni di cariche elettriche all’interno di esso con stimolazione del metabolismo cellulare.
Un altro fattore importante deriva dal fatto che, essendo l’osso una struttura resistente ma anche elastica, è indispensabile che i cristalli di calcio si depongano secondo precise geometrie in modo biomeccanicamente ottimale. Di contro, se si assume calcio ma non si fa movimento potremo far aumentare la densità ossea ma con una disposizione casuale con il risultato di un osso più rigido e meno elastico. Anche l’attività fisica aerobica è importante poiché migliora l’irrorazione, cioè aumenta l’arrivo di sangue ai tessuti, con relativo aumento di concentrazione di materiali nutritivi e ossigeno. Eventuali terapie farmacologiche potrebbero anche subire una riduzione dei dosaggi terapeutici.

Studi clinici hanno dimostrato che, in soggetti anziani sottoposti ad attività fisica, il rischio di cadute si riduce fino al 57,3%, come pure è stato evidenziato un aumento tra il 2,5% e il 5% della densità minerale ossea in donne in menopausa, usualmente sedentarie, dopo 7-9 mesi di esercizio fisico di 2-3 ore alla settimana.

I punti cardine del movimento sono rappresentati da:

  • coordinazione dinamica generale;
  • equilibrio miotensivo e posturale;
  • resistenza cardio-polmonare (se possibile).

La sollecitazione avviene mediante esercizi che possono essere generali e distrettuali, isometrici, isotonici a carico naturale, con pesi leggeri o resistenza elastica progressiva, poiché si deve generare una stimolazione moderata in senso compressivo, intermittente, prolungata nel tempo.

Oltre alle ginnastiche cosiddette “dolci”, le attività migliori sono rappresentate dal cammino, dalla marcia, dal salire le scale e ballare.
Infine, bisogna considerare anche l’aspetto psicologico, estremamente importante poiché il sentirsi meno utili nella società è spesso motivo di depressione nel soggetto anziano; il gruppo dunque è fondamentale per stimolare interesse e scambi emotivi; se poi è eterogeneo è senz’altro più positivo, e l’anziano non viene ghettizzato.

E ancora, il miglioramento della funzionalità, oltre a ritardare la perdita di indipendenza e a dare una maggiore consapevolezza e scioltezza dei movimenti, contribuisce al raggiungimento di una buona qualità di vita con una maggiore stimolazione cerebrale.

In FISIOBIOS, struttura dedicata alla Medicina Fisica e Riabilitazione, si eseguono programmi personalizzati sia individuali sia in piccoli gruppi per la cura e la prevenzione dell’osteoporosi.

Marta delli Falconi